Michele De Lucchi. Haystacks / Pagliai

30 giugno - 15 settembre 2017
Inaugurazione: h 18:00, 30 giugno
A cura di: Giuliana Altea, Antonella Camarda, Richard Ingersoll
Main sponsor: Fondazione di Sardegna

Il Museo Nivola continua la sua esplorazione del territorio al crocevia tra arte e architettura presentando, a un anno dalla rassegna dedicata a Andrea Branzi, un altro grande protagonista del design internazionale, Michele De Lucchi.

Difficile riassumere in poche parole la multiforme attività di De Lucchi, autore di alcuni iconici oggetti del nostro tempo, di allestimenti museali che si avviano a diventare nuovi classici, di architetture capaci di integrarsi nel paesaggio e al tempo stesso definirlo inequivocabilmente.
Formatosi a Firenze negli anni Settanta nell’ambiente dell’architettura radicale, De Lucchi (Ferrara 1951) ha partecipato a Cavart; dopo il suo trasferimento a Milano è stato tra gli esponenti principali di Alchimia e Memphis. Attivo come designer per aziende quali Artemide, Olivetti, Hermès, Alessi, nella sua qualità di architetto ha realizzato progetti in tutto il mondo, dal Ponte della Pace a Tbilisi in Georgia allo spettacolare Padiglione Zero all’Expo di Milano del 2015.
Alla pratica del design e dell’architettura De Lucchi ha cominciato ad affiancare, a partire dal 2004, una ricca produzione di oggetti in legno raffiguranti edifici. Realizzati a mano, intagliati personalmente nel laboratorio della sua casa di Angera, presso Varese, costituiscono un aspetto della sua ricerca più intimo e privato, ma di estremo interesse anche per la luce che getta sul suo metodo di lavoro e sulla filosofia che lo guida. Per quanto assomiglino a modelli architettonici, gli oggetti in legno di De Lucchi non corrispondono a nessun edificio in particolare e sono privi di spazi interni. Come scrive Giuliana Altea, “Più che descrizioni dello spazio, sono concrezioni di spazio solidificato.”

Al centro della mostra al museo Nivola è la serie recente dei Pagliai, strutture dalla forma densa e compatta ottenuta tramite la sovrapposizione di elementi. De Lucchi ne spiega il significato: “Tagliare l’erba e raccogliere il fieno, nei covoni prima nei pagliai poi, è un’operazione ancestrale oramai in disuso che però conserva nella mentalità comune l’impellenza e la poesia di prepararsi al futuro, ai mesi freddi dell’inverno. L’oggetto pagliaio è forse la forma architettonica per eccellenza: pura, essenziale e unica. È uguale visto da tutti i lati, è un segno riconoscibile nel territorio, interviene con discrezione e bellezza sul paesaggio. È una forma che può cambiare significato nel paesaggio mentale di ognuno di noi, dipende dalla distanza da cui lo osserviamo e dagli oggetti che lo circondano. È costruito sovrapponendo materiale sopra materiale, fino a una dimensione umana che la capacità manuale dell’uomo sappia produrre e utilizzare. Il pagliaio è un’immagine comune di positiva attenzione al pianeta.”

I Pagliai di De Lucchi rappresentano così il tramite discreto di un messaggio di sostenibilità e un invito ai futuri designer e architetti, “a procedere - come afferma Richard Ingersoll - con la modestia di agricoltori che ammassano il loro prodotto, ad avere il loro stesso rispetto per le risorse e a non produrre rifiuti.

Oltre ai Pagliai, la mostra presenta una selezione di altri modelli lignei appartenenti ad altre serie, accanto a un video che ne racconta il processo creativo. Attraverso la realizzazione dei suoi piccoli totem lignei, De Lucchi punta a mantenere un legame con l’artigianato, che rappresenta per lui una pratica irrinunciabile anche nel contesto della cultura contemporanea dominata dalla tecnologia. “È questa forma mentis - nota Antonella Camarda - che
avvicina idealmente De Lucchi a Costantino Nivola: una creatività che rifiuta di cristallizzarsi in stilema, una sperimentazione continua sul filo di una serissima ironia.”

Nella serie dei Pagliai e nelle altre opere in mostra, De Lucchi ritrova nella realizzazione di sculture che sono anche concetti spaziali e architettonici lo stesso piacere che lo accompagna nell’atto di fare “le punte alle matite con il coltellino, rifilando le mine e ritoccando fino all’esasperazione la forma della punta, allungandola e lisciandola”: un gesto semplice, quotidiano eppure essenziale per la pratica fondante del disegno.


30 giugno - 15 settembre 2017
A cura di: Giuliana Altea, Antonella Camarda, Richard Ingersoll
Allestimento: Alessandro Floris
Coordinamento: Margherita Baetta, Maddalena Molteni
Catalogo: Postmedia Books
Book design: Maddalena Molteni
Trasporti: Tiemme
Assicurazioni: Reale Mutua
Main sponsor: Fondazione di Sardegna
Sponsor istituzionali: Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani
Sponsor tecnico: 3M Italia Srl


Il Museo Nivola
Il Museo Nivola di Orani (Nuoro), sito al centro di un parco nel cuore della Sardegna, è dedicato all’opera di Costantino Nivola (Orani, 1911 – East Hampton, 1988), figura importante del contesto internazionale incentrato sulla “sintesi delle arti”, l’integrazione tra arti visive e architettura, e personaggio chiave negli scambi culturali tra Italia e Stati Uniti del secondo Novecento. Il museo possiede una collezione permanente di oltre duecento sculture, dipinti e disegni di Nivola e organizza mostre temporanee incentrate in prevalenza sul rapporto fra l’arte, l’architettura e il paesaggio.

www.museonivola.it

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