BIOS, sono Alkelux, Kerline, BeNewtral e Lebiu Design le quattro startup che accedono alla fase operativa

BIOS, sono Alkelux, Kerline, BeNewtral e Lebiu Design le quattro startup che accedono alla fase operativa
Si è svolto giovedì 9 luglio, nella sede della Fondazione di Sardegna a Sassari, il Pitch Day di BIOS – Bio-Based Innovation Outpost in Sardinia, il programma dedicato all’innovazione bio-based e circolare promosso da Eni attraverso Joule, Fondazione di Sardegna, Innois e BF Educational, operato da Zest e The Net Value, con il supporto di Sardegna Ricerche, Università di Sassari, Università di Cagliari, Confindustria Sardegna, Coldiretti Sardegna e con Versalis come partner tecnico.
 
Al termine della mattinata sono stati individuati i quattro progetti che accedono alla fase operativa di sviluppo e che riceveranno il contributo previsto dal programma, erogato da Fondazione di Sardegna ed Eni, per proseguire il percorso di sperimentazione in contesti produttivi reali. I progetti selezionati sono Alkelux in collaborazione con Eni Joule, per lo sviluppo di additivi antimicrobici naturali ottenuti dagli scarti di liquirizia e applicabili al packaging alimentare attivo, Kerline in collaborazione con Novamont, per la trasformazione della lana di scarto in biomateriali a base di cheratina destinati ai settori biomedicale, cosmetico e dei materiali avanzati, BeNewtral in collaborazione con F.lli Cherchi, Delmar-Industriale Monte Rosè ed Eco Conglomerati, per la realizzazione di leganti minerali alternativi al cemento, ottenuti da sottoprodotti industriali e finalizzati a ridurre l’impatto ambientale nel settore delle costruzioni, Lebiu Design in collaborazione con Digital Uniforms, per lo sviluppo di soluzioni basate su biomateriali ottenuti dal recupero degli scarti di sughero, con applicazioni nei settori moda, design, interior e packaging.
 
La mattinata, moderata da Rossella Porcheddu, responsabile dell’Area Progettazione, Sviluppo e Innovazione della Fondazione di Sardegna, ha rappresentato il passaggio conclusivo della fase di progettazione e l’avvio del percorso operativo. Le otto startup arrivate al Pitch Day hanno presentato i progetti sviluppati insieme alle imprese partner, a partire da bisogni industriali concreti e con l’obiettivo di verificarne la fattibilità tecnica, economica e produttiva. Accanto alle quattro realtà selezionate, hanno partecipato CDC Studio, che sviluppa tecnologie per trasformare scarti tessili e pellami in nuovi materiali e polimeri sostenibili, Coffeefrom, impegnata nel recupero dei fondi di caffè per la produzione di materiali termoplastici bio-based, Geomatrix, che combina plastica riciclata e scarti di legno per creare materiali polimerici sostenibili e Relicta, che sviluppa bioplastiche idrosolubili e biodegradabili ottenute dagli scarti dell’industria ittica per soluzioni di packaging sostenibile.
 
Aprendo i lavori, il presidente della Fondazione di Sardegna, Giacomo Spissu, ha richiamato il significato del percorso avviato oltre un anno fa: “BIOS nasce dall’idea di mettere insieme soggetti diversi attorno a un obiettivo comune: verificare se, a partire dalle competenze e dalle risorse presenti nel territorio, sia possibile attivare nuove iniziative imprenditoriali nei settori della bioeconomia, della chimica verde e dell’innovazione applicata alle filiere produttive”. Spissu ha sottolineato il valore del lavoro di ricognizione, selezione e approfondimento svolto con imprese, università e partner pubblici e privati, “a partire dall’area di Porto Torres, dove esiste una storia industriale importante sulla quale è possibile costruire nuove opportunità di sviluppo”.
 
In chiusura, il presidente ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto e per la qualità complessiva delle proposte: “Le otto realtà presentate oggi sono meritevoli di attenzione. Le regole del percorso prevedevano una selezione, ma l’impegno dei partner è fare in modo che anche i progetti che non accedono al contributo possano continuare a trovare occasioni di sviluppo. Il risultato di oggi non è conclusivo, ma rappresenta un passaggio avanzato in una prospettiva di lavoro che vogliamo mantenere aperta”.
 
L’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, ha inserito BIOS nel quadro delle politiche regionali per il rilancio del sistema produttivo: “La Sardegna ha bisogno di una nuova strategia industriale, capace di leggere le caratteristiche dei territori e di rafforzare le filiere attraverso innovazione, nuove tecnologie e nuove forme di collaborazione”. Cani ha richiamato in particolare il valore delle iniziative orientate all’economia verde, all’economia circolare e alla transizione energetica, sottolineando la necessità di costruire strumenti pubblici in grado di accompagnare le esigenze delle imprese e del mercato.
 
Il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, ha evidenziato il valore territoriale dell’iniziativa, collegandola alla necessità di rafforzare la componente produttiva del territorio. “La crescita non avviene da sola”, ha osservato Mascia, “ma richiede strategie, formazione, capacità di orientare le competenze e di aprire nuove prospettive nei settori in cui il territorio può esprimere valore”. Per il sindaco, progetti come BIOS contribuiscono a creare condizioni nuove per l’impresa, il lavoro e la circolazione di opportunità.
 
Mattia Voltaggio, Head of Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa, ha sottolineato il carattere concreto del programma e il ruolo svolto dalla Fondazione come catalizzatore del percorso: “BIOS ha costruito una simbiosi tra startup, grandi imprese, piccole e medie imprese e istituzioni. È un modello che consente di collegare le idee innovative alle filiere locali e di trasformare l’innovazione in sperimentazioni applicabili”. Voltaggio ha richiamato anche la crescita dei mercati legati ai materiali avanzati, ai biomateriali e ai materiali compositi, evidenziando la centralità di programmi capaci di trattenere competenze, attivare talenti e generare ricadute industriali.
 
Nel corso della mattinata Radiosa Romani e Joline Birle hanno ripercorso le fasi del progetto BIOS, dallo scouting delle startup alla raccolta dei bisogni industriali, dalla selezione delle soluzioni alla fase di progettazione dei casi d’uso. Il percorso ha coinvolto startup italiane e internazionali, imprese del territorio e partner industriali, fino alla definizione degli otto progetti presentati a Sassari. Birle ha evidenziato in particolare la risposta del territorio: le aziende coinvolte non si sono limitate a partecipare al percorso, ma hanno portato bisogni industriali concreti, contribuendo alla costruzione di oltre trenta possibili collaborazioni e alla definizione degli otto progetti arrivati al Pitch Day.
 
La giuria, composta da rappresentanti di Eni, Fondazione di Sardegna, BF Educational, Zest e The Net Value, ha valutato i progetti sulla base della fattibilità tecnica e operativa, del valore per il territorio, della capacità di attivare filiere locali, della qualità del bisogno aziendale e del potenziale di sviluppo. Carlo Mannoni, per la Fondazione di Sardegna, ha sottolineato il valore del disegno complessivo del progetto, che non si è limitato a una selezione competitiva tra startup, ma ha accompagnato nel tempo l’incontro tra soluzioni innovative e bisogni reali delle imprese.
 
Prima dell’annuncio dei progetti selezionati, Antonella Zullo, amministratrice delegata di Zest Innovation, ha chiarito il significato della scelta: non una premiazione dei migliori in senso assoluto, ma l’individuazione dei progetti che, in questa fase, hanno maggiore necessità del contributo per procedere verso la sperimentazione. Zullo ha inoltre evidenziato come BIOS possa rappresentare un’infrastruttura stabile per le collaborazioni nate durante il percorso, anche oltre il perimetro dei quattro progetti finanziati.
 
Mario Mariani, The Net Value, ha richiamato la qualità complessiva delle proposte presentate e la difficoltà della selezione finale, sottolineando l’obiettivo condiviso di continuare a sostenere, per quanto possibile, anche i percorsi che non accedono al grant.

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