La seconda giornata di Connessioni Future, l’iniziativa promossa dalla Fondazione di Sardegna e attuata da INNOIS, si è aperta al Padiglione Tavolara con una mattina dedicata alle scuole. Studenti provenienti da Sassari, Macomer, Olbia e Oristano hanno preso parte a quattro masterclass curate da Opificio e Fondazione Golinelli, prima del momento conclusivo comune.
A introdurre la plenaria è stata Rossella Porcheddu, responsabile dell’Area Progetti della Fondazione di Sardegna. È quindi intervenuto il Presidente Giacomo Spissu, che ha richiamato il valore della scuola e della formazione come condizioni essenziali per offrire ai giovani opportunità e strumenti con cui costruire il proprio percorso.
"Investire sulla scuola e sui giovani significa investire direttamente sul futuro della Sardegna. Il nostro compito è contribuire a creare condizioni che permettano alle nuove generazioni di formarsi, ampliare i propri orizzonti e misurarsi con un contesto sempre più aperto e competitivo, senza perdere il legame con il territorio", ha detto Spissu agli studenti.
La mattina si è conclusa con Fill Pill, comico, stand-up comedian e divulgatore, che ha proposto agli studenti una lezione in chiave ironica dedicata all’ambiente, utilizzando il linguaggio della comicità per affrontare temi legati ai comportamenti individuali e collettivi.
La serata è stata dedicata al TEDx Sassari, ospitato per la prima volta negli spazi di Connessioni Future, con un’edizione intitolata "Luce". Sette interventi hanno sviluppato il tema della luce da prospettive diverse, attraversando tecnologia, informazione, comicità, apprendimento, esperienza personale e relazioni. Un percorso che ha messo al centro il modo in cui interpretiamo la realtà, costruiamo conoscenza e ci orientiamo nei cambiamenti del presente.
Uno dei passaggi centrali della serata è stato quello di Stefano Quintarelli, che ha portato l’attenzione sull’intelligenza artificiale e soprattutto sul contesto culturale nel quale una parte del suo sviluppo sta prendendo forma. Il suo intervento ha ricostruito idee, comunità e visioni diffuse nella Silicon Valley, mostrando come dietro le tecnologie non ci siano soltanto modelli, dati e capacità di calcolo, ma anche concezioni del futuro, rapporti di potere e scelte che incidono sulla società. Il punto di arrivo è stato il tema della capacità dei sistemi digitali di orientare comportamenti e opinioni, e quindi della necessità di interrogarsi non soltanto su ciò che l’intelligenza artificiale può fare, ma anche su chi la governa e con quali obiettivi.
Sul rapporto tra informazione, fiducia e responsabilità si è concentrata Barbara Serra. Partendo dalla propria esperienza professionale e dalla nascita di Al Jazeera English, ha raccontato il valore di portare alla luce punti di vista e territori poco rappresentati nel racconto dei media internazionali. Da lì lo sguardo si è spostato sull’attuale sistema dell’informazione, profondamente trasformato dalle piattaforme social e dagli algoritmi. In un panorama nel quale ciascuno riceve un flusso costruito sempre più sui propri interessi, la possibilità di essere informati richiede anche una maggiore responsabilità personale nella scelta delle fonti e nella costruzione della fiducia.
Fill Pill ha affrontato invece il rapporto tra comicità e tempi difficili, chiedendosi quale funzione possa avere l’umorismo quando la società è attraversata da guerre, crisi e paure. Attraverso riferimenti che hanno spaziato da Aristofane a Charlie Chaplin fino alla stand-up contemporanea, ha mostrato come la leggerezza possa diventare uno strumento per osservare il dolore da un’altra prospettiva, senza rimuoverlo. La comicità, in questa lettura, non serve soltanto a distrarre, ma può offrire uno spazio collettivo nel quale affrontare ciò che spaventa e ridimensionarne, almeno per un momento, il peso.
Un’altra prospettiva sulla luce è arrivata da Daniele Cassioli, atleta paralimpico, coach e formatore, cieco dalla nascita. Il suo intervento ha messo in discussione l’idea che ciò che vediamo coincida necessariamente con tutto ciò che conta. La mancanza della vista, ha raccontato, lo ha portato a utilizzare e allenare altri sensi, a cercare informazioni che non arrivano immediatamente e, soprattutto, a non fermarsi a ciò che appare. Da qui una riflessione più ampia sul potenziale delle persone, spesso presente prima ancora di diventare visibile, e sull’importanza di fiducia, ascolto e disponibilità a "farsi trovare" dagli altri.
Gli altri interventi hanno ulteriormente ampliato questo percorso. Eleonora Onorati ha parlato del rapporto tra luce, buio e funzionamento del nostro organismo, soffermandosi sugli effetti che l’esposizione continua alla luce artificiale e agli schermi può avere sui ritmi naturali del corpo e sulla qualità del riposo. Il suo invito finale è stato anche quello di recuperare il valore del buio, come condizione necessaria per fermarsi, immaginare e tornare a vedere ciò che l’eccesso di luce rischia di nascondere.
Barbara Lettieri, psicologa, pedagogista e docente, ha portato il tema nel campo dell’apprendimento. Attraverso esempi tratti dall’esperienza scolastica e dalle neuroscienze, ha sottolineato come ogni persona costruisca schemi mentali propri e come il compito dell’insegnante non sia semplicemente trasmettere informazioni, ma creare le condizioni perché curiosità, attenzione e meraviglia possano attivare un processo personale di conoscenza.
Sul tema della possibilità di ampliare il proprio campo di azione si è inserito anche Daniel Vittori, che ha utilizzato la luce come metafora delle strade che spesso restano fuori dal nostro campo visivo. Partendo dalla propria esperienza, ha raccontato quanto un obiettivo possa diventare una direzione esclusiva e quanto, invece, siano le domande a permettere di illuminare percorsi nuovi. Non indicare agli altri una soluzione già definita, ma creare le condizioni perché possano individuarne di proprie: da qui la sua riflessione sul valore delle domande generative, capaci di aprire scenari anziché confermare risposte già note.




