Si è tenuta mercoledì 6 maggio, nella sede della Fondazione di Sardegna a Sassari, la presentazione del III Rapporto sulla disabilità in Sardegna, a cura di IERFOP – Istituto Europeo per la Ricerca, la Formazione e l’Orientamento Professionale – e realizzato con il sostegno della Fondazione di Sardegna. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto sui dati aggiornati e sulle prospettive del sistema regionale dedicato alle persone con disabilità, con particolare attenzione alle condizioni sociali, economiche, formative e territoriali che incidono sull’accesso ai servizi e sulle opportunità di inclusione.
“Il rapporto conferma quanto sia fondamentale disporre di dati e analisi approfondite per comprendere fenomeni complessi come quello della disabilità e costruire politiche pubbliche adeguate – ha affermato Giacomo Spissu, Presidente della Fondazione di Sardegna –. La Sardegna presenta criticità più accentuate rispetto ad altre realtà nazionali e questi dati si intrecciano con altre fragilità strutturali dell’isola, dall’invecchiamento della popolazione alla diminuzione delle nascite, fino alle difficoltà economiche e sociali che interessano molte famiglie. La situazione è complessa, ma non immutabile. I dati devono servire non soltanto a descrivere la realtà, ma a orientare interventi concreti e continuativi nel tempo, attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni, scuola, università, sistema della formazione e soggetti che operano nell’ambito sociale. Con IERFOP stiamo inoltre ragionando sull’evoluzione futura di questo lavoro di ricerca, approfondendo aspetti specifici legati ai territori e ai servizi, per offrire strumenti sempre più utili alla definizione di politiche pubbliche puntuali ed efficaci”.
Roberto Pili, Presidente di IERFOP, introducendo i lavori, ha richiamato il cambiamento di prospettiva che attraversa le politiche sulla disabilità, a partire dal superamento dell’approccio esclusivamente assistenziale. “La disabilità è un tema sempre più centrale nell’impegno istituzionale e politico – ha spiegato Pili –. La nuova visione introdotta dalla Convenzione ONU e dalle più recenti riforme nazionali mette al centro accessibilità, inclusione, progetto di vita, autonomia, formazione e lavoro. Con questo rapporto vogliamo offrire dati reali, utili a costruire politiche e interventi capaci di riconoscere la dignità delle persone e di rendere sostenibile, anche nel tempo, il nostro sistema sociale”.
Nel corso dell’incontro è intervenuta con un saluto anche Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, che ha sottolineato il valore del rapporto per famiglie, associazioni e pubbliche amministrazioni. “Siamo in una fase di grande cambiamento – ha dichiarato –. La riforma sulla disabilità punta a passare dall’assistenzialismo alla valorizzazione delle persone. Occorre procedere insieme, con il coinvolgimento delle istituzioni, del terzo settore e delle comunità, lavorando su progetto di vita, autonomia, inclusione lavorativa, sostegno ai caregiver familiari e pari opportunità”.
Giuseppe Mascia, Sindaco di Sassari, ha evidenziato il valore dei dati per l’azione amministrativa. “Le pubbliche amministrazioni hanno bisogno di strumenti conoscitivi per leggere i bisogni e orientare le scelte – ha detto Mascia –. I servizi sociali rappresentano una parte crescente dell’attività dei Comuni e richiedono modelli organizzativi capaci di rispondere meglio alle persone. Anche a Sassari la domanda di assistenza e inclusione cresce, in particolare nei servizi scolastici, e questo impone una riflessione su come programmare, razionalizzare e rendere più accessibili gli interventi”.
Antonello Cabras, Vice Presidente di BPER ed ex Presidente della Fondazione di Sardegna, si è soffermato sul rapporto tra disabilità, età, territorio e servizi. “La maggiore incidenza della disabilità in Sardegna è legata anche alla presenza di fasce di popolazione più anziane – ha osservato –. Questo dato va però letto insieme alla distanza dai presidi di assistenza, soprattutto nelle aree interne e periferiche. La prevenzione e la vicinanza dei servizi sono elementi decisivi per ridurre il peso della disabilità. Il rapporto offre un patrimonio conoscitivo utile per chi deve assumere decisioni in materia di salute, benessere e politiche sociali”.
La presentazione tecnica del rapporto è stata curata da Alessandro Spano, Professore ordinario di Economia aziendale dell’Università di Cagliari, che ha illustrato il quadro emerso dall’analisi dei dati Istat relativi al periodo 2009-2023. Il rapporto adotta una definizione di disabilità legata alla presenza di limitazioni gravi nello svolgimento delle attività quotidiane, un’impostazione che consente di leggere il fenomeno non solo come condizione individuale, ma anche in relazione alla capacità del sistema pubblico e sociale di ridurre gli ostacoli all’autonomia.
Dai dati presentati emerge che in Italia il 5 per cento della popolazione vive con limitazioni gravi, pari a circa tre milioni di persone, mentre le persone con limitazioni non gravi sono quasi dieci milioni. In Sardegna l’incidenza delle limitazioni gravi raggiunge il 7,7 per cento, un valore nettamente superiore alla media nazionale e tra i più alti del Paese. Il dato risulta stabile su livelli elevati nel tempo: nel 2009 era pari al 6,8 per cento e nel 2023 arriva quasi all’8 per cento.
Spano ha evidenziato anche le differenze per genere ed età. In Sardegna le limitazioni gravi interessano in misura maggiore le donne, con un dato che raggiunge l’8,6 per cento, mentre per gli uomini si attesta al 6,8 per cento. L’incidenza cresce in modo significativo con l’avanzare dell’età: tra le persone con più di 75 anni la Sardegna registra un valore pari al 27,3 per cento, contro il 19,2 per cento della media italiana. Si tratta di un elemento particolarmente rilevante in una regione segnata dall’invecchiamento della popolazione.
Un ulteriore approfondimento riguarda il sistema scolastico. Il rapporto segnala un aumento dell’incidenza degli alunni con disabilità nei diversi ordini di scuola, con un incremento marcato nella scuola secondaria di secondo grado, passata in Sardegna dall’1,5 al 4,3 per cento tra il 2009 e il 2022. La maggioranza degli studenti con disabilità presenta una disabilità intellettiva, dato che richiama la necessità di rafforzare competenze, strumenti e modelli organizzativi per l’inclusione scolastica.
Simona Staffieri, della Segreteria tecnica per le politiche in materia di disabilità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha approfondito la dimensione economica del fenomeno, illustrando il lavoro svolto sulle fonti statistiche e sugli indicatori relativi al rischio di povertà ed esclusione sociale. L’analisi si basa su dati Istat e su elaborazioni specifiche richieste per il rapporto, con l’obiettivo di integrare le informazioni sulla disabilità con quelle relative alle condizioni economiche delle persone e delle famiglie.
Staffieri ha spiegato che l’indicatore sintetico utilizzato considera tre dimensioni: il rischio di povertà, la grave deprivazione materiale e sociale e la bassa intensità lavorativa del nucleo familiare. Questo consente di leggere la disabilità anche in rapporto alle condizioni di vita, alla capacità di accesso ai beni e ai servizi essenziali e alla partecipazione al lavoro dei componenti della famiglia. Dai dati illustrati emerge che in Sardegna quattro persone su dieci con limitazioni gravi sono a rischio di povertà o esclusione sociale. Il divario rispetto alle persone senza limitazioni è pari a circa 16 punti percentuali, superiore alla media nazionale, dove il gap si attesta intorno ai 10 punti. La Sardegna presenta quindi un doppio svantaggio: alla maggiore incidenza della disabilità si associa una condizione economica più fragile, che rende più complesso l’accesso ai servizi, all’autonomia e alle opportunità di inclusione.




