Sardegna, Novecento di confine, inaugurata a Sassari la mostra sugli artisti sardi tra le due guerre

Sardegna, Novecento di confine, inaugurata a Sassari la mostra sugli artisti sardi tra le due guerre
La mostra Sardegna, Novecento di confine, promossa dalla Fondazione di Sardegna attraverso la piattaforma ArS – Arte condivisa in Sardegna, è stata inaugurata giovedì 5 marzo al Padiglione Tavolara di Sassari con una presentazione pubblica alla quale hanno partecipato il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu, il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia e la curatrice della mostra Maria Paola Dettori. L’esposizione, dedicata agli artisti sardi della prima metà del XX secolo nel contesto della scena artistica nazionale, sarà visitabile fino al 28 giugno 2026.
 
Nel suo intervento di apertura, il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu ha sottolineato il valore della valorizzazione e della fruizione pubblica del patrimonio artistico: “Questa mostra nasce dall’idea che un patrimonio artistico non debba rimanere custodito nei depositi, ma essere messo a disposizione delle persone. Metterlo a disposizione del pubblico significa valorizzarlo e contribuire alla diffusione della conoscenza e dell’educazione al bello. In questo percorso è importante la collaborazione con il Comune di Sassari, che consente di utilizzare uno spazio significativo della città e di promuovere iniziative culturali aperte alla comunità”.
 
Il progetto espositivo intende esplorare aspetti della produzione degli artisti isolani più direttamente legati al contesto della storia dell’arte italiana del Novecento. In un periodo segnato dal ritorno a generi tradizionali come il ritratto, la natura morta, il paesaggio e la figura umana, anche i pittori e gli scultori sardi parteciparono al dibattito nazionale, confrontandosi con i temi che attraversavano la ricerca artistica in tutta Italia.
 
Durante l’incontro, il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia ha evidenziato il ruolo del Padiglione Tavolara nella programmazione culturale cittadina: “Il Padiglione Tavolara è uno spazio importante per la città e per il sistema culturale del territorio. In questa fase stiamo lavorando, insieme alla Regione Sardegna, per definire un progetto che garantisca continuità e sostenibilità alle attività. Il contributo della Fondazione di Sardegna è particolarmente significativo perché consente di mantenere aperto il Padiglione con mostre di qualità e di rafforzare una programmazione culturale stabile per la città”.
 
La mostra documenta questo percorso attraverso opere che testimoniano sia il legame con l’identità dell’isola - ma in modo non marcatamente regionalistico o folklorico - sia l’attenzione ai temi e ai linguaggi del tempo. L’esposizione presenta ritratti, nature morte, nudi e composizioni che restituiscono la complessità della produzione artistica regionale nella prima metà del Novecento.
 
La curatrice della mostra, Maria Paola Dettori, ha infine richiamato il taglio scientifico del progetto espositivo: “La mostra nasce dal desiderio di valorizzare alcune recenti acquisizioni della Fondazione e di proporre un percorso di ricerca che racconti un aspetto meno noto degli artisti sardi. Siamo abituati a conoscerli soprattutto attraverso la pittura legata alla tradizione e ai temi regionali, ma questi artisti si sono confrontati anche con il contesto nazionale e con i grandi cambiamenti artistici e culturali del primo Novecento. L’esposizione prova a restituire proprio questa dimensione”.
 
L’esposizione presenta 75 opere tra dipinti, incisioni, sculture, bozzetti, taccuini di disegni e foto d’epoca. Il percorso è articolato in sezioni tematiche che accompagnano il visitatore attraverso i principali nuclei della ricerca artistica del periodo: la pittura di paesaggio e l'opposizione tra natura e città; l'Italia rurale, e la Sardegna terra di campi e di miniere; il ritratto, tra arte decorativa e rinnovamento in senso monumentale della forma; la figura della donna tra mito e modernità; il culto del corpo, lo sport e il mito della giovinezza; la riscoperta della natura morta, e, infine, il “posto al sole”: le colonie e la ricerca sanguinosa di un impero.
 
Tra gli artisti in mostra figurano Giuseppe Biasi, Stanis Dessy, Cesare Cabras, Gavino Tilocca e altri protagonisti della scena artistica isolana, in un percorso articolato in sezioni tematiche che mettono in luce il dialogo tra Sardegna e contesto nazionale. Le opere esposte appartengono alla collezione della Fondazione di Sardegna, con l’apporto significativo di prestatori privati.
 
La mostra rende accessibili lavori normalmente non visibili al pubblico. In diversi casi si tratta di opere poco conosciute o presentate per la prima volta, talvolta note solo attraverso fotografie d’epoca. È il caso, ad esempio, dei bassorilievi di Eugenio Tavolara dedicati a Il risparmio e il lavoro (1943), ricostruiti in parte per questa occasione, o dei gessi di Francesco Ciusa realizzati per lo Stadio dei Marmi di Roma, documentati attraverso immagini storiche. Accanto a queste, sono esposte opere che in passato hanno partecipato a importanti rassegne nazionali e internazionali, come la Biennale di Venezia o la Quadriennale di Roma.
 
La mostra è ospitata al Padiglione Tavolara, spazio culturale gestito dal Comune di Sassari, con il quale la Fondazione collabora nella realizzazione della programmazione espositiva.
 
La mostra è aperta al pubblico, con ingresso libero, dal martedì al sabato, dalle ore 10.00 alle 19.30.

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