La serata inaugurale di Connessioni Future 2026 ha aperto ieri, martedì 6 ottobre, al Padiglione Tavolara di Sassari la quarta edizione della manifestazione promossa dalla Fondazione di Sardegna e attuata da INNOIS. Al centro degli interventi il ruolo delle comunità, le trasformazioni legate all’innovazione e alla tecnologia, il futuro della Sardegna e le condizioni necessarie per costruire nuove opportunità di crescita.
La prima parte del confronto ha visto il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu e il direttore generale Carlo Mannoni dialogare con il direttore de La Nuova Sardegna Giacomo Bedeschi. Quattro immagini hanno accompagnato la conversazione, richiamando i temi delle radici, della comunità, della conoscenza e del futuro.
Spissu ha aperto il confronto allargando il significato del concetto di connessione. "Quando parliamo di connessioni pensiamo immediatamente alla tecnologia e agli strumenti che fanno parte della nostra vita quotidiana. Ma la connessione è anche connessione tra le persone, connessione umana, connessione tra comunità". Da qui il richiamo al ruolo che la Fondazione può svolgere nei territori, in un tempo segnato da trasformazioni rapide e da una crescente frammentazione. "Siamo apparentemente iperconnessi, ma nei fatti siamo molto scollegati come comunità e come persone. La Fondazione può essere un aggregante, un collante sociale, un elemento che mette in relazione interessi pubblici e privati senza sostituirsi alle istituzioni".
Il tema delle comunità si è quindi intrecciato con quello della conoscenza dei fenomeni che attraversano la Sardegna. "Possiamo fare molte delle cose che facciamo perché ci avvaliamo di studi e di strumenti che ci restituiscono la condizione della Sardegna, la differenza tra realtà e aspettative, i numeri sui quali siamo obbligati a lavorare", ha sottolineato Spissu, richiamando in particolare spopolamento, invecchiamento, abbandono scolastico e impoverimento dei territori. "La conoscenza del dato reale ci serve per capire in quale modo orientarci". Su queste questioni, ha aggiunto, servono politiche che vadano oltre la durata di una singola legislatura, perché "ci sono temi che valgono di più e valgono oltre l’alternanza politica".
Guardando al futuro, Spissu ha insistito sulla necessità di unire energie e responsabilità diverse. "La Fondazione non può farsi carico di cose che sono in capo alla politica, ai corpi intermedi, alle imprese e a tutti i soggetti che si devono occupare di futuro. Possiamo però dare una mano, sostenere la ricerca, la formazione, le comunità educative e le iniziative che creano nuove opportunità". Una prospettiva accompagnata da un messaggio netto: "Da soli non ci salviamo. Ci salviamo se uniamo le energie, l’intelligenza e il confronto, se teniamo insieme una comunità".
Mannoni ha richiamato il percorso compiuto dalla Fondazione e le condizioni che oggi consentono di ampliare il campo d’azione. "L’andamento complessivo patrimoniale ed economico è in linea con quello degli ultimi anni e questo ci consente di associare all’attività classica delle fondazioni uno spazio per pensare qualcosa di più, di aggiuntivo e di diverso". La solidità della struttura, ha spiegato, apre quindi alla possibilità di sperimentare. "La struttura economico-finanziaria ci consente di sperimentare delle cose nuove. Questo è il vantaggio vero che hanno le fondazioni rispetto ad altre istituzioni: provare, anche con la possibilità di fare qualche errore in più".
In questa prospettiva rientrano il sostegno alla scuola e alle comunità educative, il rapporto con le università, i progetti legati all’innovazione e la collaborazione con altri soggetti del sistema. "Conoscenza e innovazione sono sicuramente alla base della crescita", ha osservato Mannoni, richiamando il lavoro sulla scuola, sull’alfabetizzazione tecnologica, sulle università e sulle iniziative costruite insieme ad altre realtà.
Il tema della capacità di programmare nel lungo periodo è stato al centro anche del dialogo tra Giacomo Spissu e la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. Spissu ha richiamato alcune questioni che, per profondità e durata, non possono essere affrontate nell’arco di un solo mandato, sottolineando la necessità di una visione capace di accompagnare le scelte nel tempo. Da qui il riferimento alle entrate regionali e alla recente manovra finanziaria, rispetto alla quale Todde ha osservato che "le risorse sono fondamentali, ma le risorse senza prospettiva sono abbastanza inutili", richiamando la necessità di programmare guardando ai prossimi dieci, venti e trent’anni.
Nel confronto sono stati richiamati giovani, istruzione, competenze, sanità, servizi e capacità di attrarre investimenti e talenti. Spissu ha posto l’accento anche sulla difficoltà di far incontrare domanda e offerta di lavoro e sul legame tra formazione, spopolamento e ricambio generazionale. Todde ha collegato questi aspetti al modello di sviluppo da costruire per la Sardegna, insistendo sulla necessità di creare stabilità e fiducia. "La cosa più importante che noi dobbiamo fare anche con le nostre politiche è: come facciamo a generare fiducia", ha detto, sottolineando che formazione, servizi, infrastrutture e capacità di apertura verso l’esterno devono procedere insieme.
Un ulteriore passaggio ha riguardato l’Einstein Telescope, indicato da Spissu come una delle opportunità in grado di produrre ricadute scientifiche, tecnologiche ed economiche per l’Isola. La domanda ha riguardato sia lo stato della candidatura sia le relazioni con il Governo e con gli altri Paesi europei. Todde ha ricostruito il lavoro svolto sul piano scientifico e diplomatico, evidenziando il progressivo rafforzamento della posizione della Sardegna. "Le cose non si fanno da sole", ha ricordato, richiamando il ruolo delle alleanze costruite e degli investimenti destinati alle infrastrutture e ai territori coinvolti. Accanto alla dimensione scientifica, la presidente ha sottolineato le possibili ricadute per le comunità locali, la ricerca, le imprese e la rete tecnologica regionale.
Il rapporto tra innovazione, competenze e sviluppo è stato al centro anche dell’intervento di Alessandro Aresu, scrittore, saggista e consigliere scientifico della rivista Limes, che ha affrontato il legame tra geopolitica, economia e tecnologia a partire dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Attraverso il caso di Nvidia e dell’industria dei semiconduttori, Aresu ha mostrato come l’innovazione sia il risultato di una connessione continua tra ricerca, formazione, industria e capacità imprenditoriale. L’intelligenza artificiale, ha spiegato, non è soltanto un insieme di modelli digitali, ma poggia su infrastrutture materiali, energia, data center, componenti e competenze industriali.
In questa prospettiva, il tema del talento assume un ruolo centrale. Aresu ha richiamato la competizione internazionale per le competenze e il ritardo europeo rispetto ai principali ecosistemi mondiali dell’innovazione, indicando nell’istruzione e nella capacità di costruire connessioni tra università, ricerca e industria una delle sfide decisive. Le esperienze di Taiwan, Singapore, Corea del Sud, Stati Uniti e Cina sono state utilizzate per mostrare come territori anche relativamente piccoli possano acquisire un ruolo rilevante quando riescono a concentrare conoscenze, competenze e capacità produttive.
Una riflessione analoga, riferita al ruolo delle fondazioni di origine bancaria, è stata sviluppata da Giovanni Azzone, presidente di Acri e di Fondazione Cariplo. Azzone ha indicato tre elementi che caratterizzano l’azione delle fondazioni: "patrimonio, conoscenza e connessioni". La disponibilità di risorse, ha spiegato, deve accompagnarsi a una conoscenza approfondita dei territori e alla capacità di mettere in relazione soggetti diversi, dalle amministrazioni pubbliche al terzo settore fino alle imprese.
La crescente complessità dei problemi sociali rende infatti insufficiente, secondo Azzone, un intervento limitato alla semplice erogazione di risorse. Fenomeni come il disagio giovanile, la povertà educativa, la trasformazione del lavoro e l’impatto dell’intelligenza artificiale richiedono risposte costruite insieme da più soggetti. In questo quadro le fondazioni possono svolgere una funzione di raccordo tra competenze e responsabilità diverse, contribuendo a costruire interventi capaci di adattarsi alla velocità dei cambiamenti. Azzone ha inoltre richiamato il ruolo di Acri come "comunità delle comunità", attraverso la quale esperienze e progetti possono assumere una dimensione nazionale.
Il legame tra innovazione e territorio era stato richiamato anche dal sindaco di Sassari Giuseppe Mascia, che ha sottolineato il valore di Connessioni Future per la città e per il territorio. Il fatto che la manifestazione sia arrivata alla quarta edizione, ha osservato, testimonia un percorso che si sta radicando e che permette di mettere in relazione competenze ed esperienze provenienti da contesti diversi. "L’innovazione è un agente di cambiamento", ha affermato, richiamando il ruolo che le nuove tecnologie possono avere anche nell’azione delle amministrazioni pubbliche, dalla sanità ai trasporti e alla qualità dei servizi.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre proiettato un video istituzionale dedicato alla Fondazione di Sardegna, al suo ruolo, alle attività sviluppate sul territorio e agli obiettivi che ne orientano l’azione.




