Sabato 17 gennaio 2026, alle ore 10.45, sarà inaugurata al Museo Diocesano Arborense di Oristano la mostra Tharros. Time Upon Time, un progetto espositivo dedicato a una delle aree archeologiche più significative del Mediterraneo antico. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 21 giugno 2026.
Organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama, l’esposizione propone un percorso articolato che racconta la lunga storia di Tharros, dalla fase nuragica all’età tardoantica, intrecciando la vita della città antica con la storia della sua riscoperta archeologica. Reperti, materiali d’archivio, immagini d’epoca, video e installazioni multimediali concorrono a restituire un racconto stratificato, capace di coniugare ricerca scientifica e restituzione al pubblico.
La mostra, a cura di Nicoletta Camedda, Luca Cheri, Maria Mureddu, Silvia Oppo, Ilaria Orri e Viviana Pinna, si avvale di un impianto narrativo che mette in relazione trasformazioni urbane, pratiche quotidiane, rituali e relazioni con altri centri del Mediterraneo, insieme al lavoro di generazioni di archeologi, studiosi e istituzioni che, tra XIX e XXI secolo, hanno contribuito alla conoscenza del sito.
Il percorso espositivo si articola in due grandi sezioni collegate fra loro da una linea del tempo che attraversa oltre venti secoli di storia, dal XIV secolo a.C. al VII secolo d.C., e guida il visitatore attraverso le principali fasi cronologiche e i passaggi più significativi della vicenda di Tharros, collegando gli oggetti alle storie che li accompagnano. La linea del tempo funziona come asse portante costruendo una mappa mentale che rimane impressa anche dopo l’uscita dalle sale.
La prima sezione, Tharros fra storia e archeologia. La città, lo scavo, la narrazione del tempo, mostra il modo in cui Tharros entra nello sguardo della modernità. Dalle menzioni tra Sei e Settecento si arriva alle prime osservazioni sistematiche dell’Ottocento legate a figure come Alberto Ferrero della Marmora, Giovanni Spano, Efisio Pischedda, impegnati a descrivere il sito, tracciarne la topografia, raccogliere i primi materiali. Nel cuore di questa sezione il visitatore incontra gli scavi di Gennaro Pesce negli anni Cinquanta del Novecento e le ricerche successive condotte da studiosi italiani e stranieri, che descrivono la struttura urbana, le necropoli, il tofet, i quartieri artigianali e i settori produttivi.
La seconda sezione, Tharros. La città vecchia. Tracce di vita, frammenti di tempo, sposta lo sguardo sulla quotidianità e sulle persone che hanno abitato Tharros, proponendo la casa, il corpo, il gioco, il lavoro e il porto come chiavi di lettura capaci di restituire una città vissuta, attraversata da relazioni, gesti ripetuti e pratiche condivise. Nel cuore di questa parte del percorso il visitatore incontra gli oggetti della vita domestica, gli strumenti del lavoro, i segni della cura di sé, le tracce dei giochi e del tempo libero, in un susseguirsi di vetrine che costruisce un racconto ravvicinato.




