Si sono svolti a Oristano, lo scorso 27 marzo, gli Stati generali del programma e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia, iniziativa finanziata nell’ambito del PNRR e dedicata al rafforzamento dell’ecosistema regionale dell’innovazione.
L’incontro ha rappresentato un momento di bilancio delle attività realizzate e dei risultati conseguiti nel corso del progetto, mettendo in evidenza la capacità di costruire un sistema integrato tra ricerca, imprese e istituzioni. Il programma, articolato in dieci spoke tematici e coordinato da un Hub responsabile del lancio, dell’implementazione e della gestione dell’intero ecosistema, ha coinvolto 18 soggetti tra università, enti e attori del sistema produttivo, affiancati da una rete più ampia di oltre 40 organizzazioni distribuite sul territorio regionale. Il partenariato include, tra gli altri, la Regione Autonoma della Sardegna, le Università di Sassari e di Cagliari, Fondazione di Sardegna, Banco di Sardegna, Confindustria Sardegna, Legacoop Sardegna, So.G.Aer e Unioncamere Sardegna.
L’attività sviluppata ha riguardato ambiti strategici per la Sardegna, tra cui energia, digitale, innovazione, biomedicina, ambiente, turismo e finanza, con l’obiettivo di favorire il trasferimento tecnologico e sostenere la competitività delle imprese. In questo contesto sono stati attivati strumenti e bandi dedicati, finalizzati a facilitare l’adozione di soluzioni innovative e l’accesso a nuove opportunità di sviluppo.
I dati presentati nel corso della giornata restituiscono la dimensione del progetto: 289 persone coinvolte direttamente nelle attività dell’ecosistema, 630 appartenenti al sistema universitario, un investimento annuo di circa 60 milioni di euro e circa cento risultati già tradotti in prodotti tutelati da proprietà intellettuale, tra brevetti e proof of concept. Indicatori che evidenziano come il programma abbia operato non solo sul piano della ricerca, ma anche su quello dell’applicazione e della valorizzazione dei risultati.
Nel corso delle sessioni tematiche sono stati illustrati i principali esiti delle attività svolte negli spoke, con esempi di applicazione nei diversi ambiti: dalla medicina preventiva basata su genomica e telemedicina alla trasformazione digitale dei processi, dal turismo sostenibile all’energia e alla transizione low carbon, fino alla finanza per l’innovazione. Ulteriori contributi hanno riguardato la mobilità sostenibile, l’innovazione nella filiera agroalimentare, la tutela ambientale, l’aerospazio e la biofarmacologia.
Il percorso ha evidenziato la capacità di mettere in relazione competenze diverse e di tradurre la ricerca in soluzioni operative, rafforzando il collegamento tra sistema accademico e tessuto produttivo. Allo stesso tempo è emersa la necessità di consolidare nel tempo le competenze sviluppate e di orientare le risorse verso ambiti in grado di generare impatto duraturo sul territorio.




