Si è tenuto lunedì 6 luglio, nella sede di Sassari della Fondazione di Sardegna, l’incontro dedicato alla presentazione del 33° Rapporto CRENoS sull’economia della Sardegna e del Rapporto 2026 della Banca d’Italia. L’appuntamento, moderato da Anna Maria Pinna, direttrice del CRENoS, ha proposto una lettura congiunta dei due documenti, con l’obiettivo di offrire un quadro aggiornato dell’economia regionale e delle principali dinamiche che interessano imprese, lavoro, famiglie, servizi e territorio.
Ad aprire i lavori è stato Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna, che ha richiamato la necessità di leggere i dati economici dentro una prospettiva più ampia, capace di tenere insieme crescita, fragilità sociali, demografia, formazione e qualità dei servizi. "La crescita del prodotto interno della Sardegna può essere un dato ingannevole se non viene letta insieme alle condizioni complessive del territorio", ha osservato Spissu. "Accanto ai segnali positivi, restano nodi strutturali che riguardano lo spopolamento, la denatalità, l’abbandono scolastico, la debolezza del sistema produttivo e l’attrattività dell’isola".
Nel suo intervento, il presidente ha sottolineato che questi fenomeni richiedono una visione di lungo periodo. "Non sono problemi che si modificano da un anno all’altro. Servono politiche di lungo respiro, capaci di intervenire sulla popolazione, sui servizi, sulla scuola, sulla sanità, sui trasporti e sulle condizioni che rendono un territorio attrattivo per le persone, le imprese e i giovani talenti". Spissu ha inoltre richiamato il tema della dimensione delle imprese sarde, "un elemento di fragilità che limita la capacità competitiva del sistema regionale", e quello dell’università, "decisivo per la formazione del capitale umano e per la capacità della Sardegna di trattenere e attrarre competenze". I rapporti, ha concluso, "servono a dare profondità e prospettiva alle scelte pubbliche, offrendo una base utile per avviare politiche di medio e lungo periodo".
Massimo Serrentino, direttore della Filiale di Sassari della Banca d’Italia, ha evidenziato il valore dell’incontro come occasione di confronto tra istituzioni, università e soggetti che osservano l’economia regionale. "Si tratta di dati molto importanti", ha detto, "raccolti e analizzati durante l’anno per comprendere l’andamento dei principali fenomeni economici e macroeconomici della Sardegna". Serrentino ha richiamato alcuni elementi positivi, a partire dal turismo, ma anche la necessità di leggere la crescita insieme alle fragilità del sistema produttivo, alla dimensione delle imprese, all’occupazione e alla condizione delle famiglie.
La relazione di Marco Nieddu, coordinatore del 33° Rapporto CRENoS, si è concentrata in particolare sul tema dell’attrattività e della mobilità del capitale umano. Nieddu ha descritto un’economia regionale in crescita, ma segnata da criticità profonde: riduzione della popolazione, basso tasso di natalità, difficoltà nella formazione di capitale umano qualificato, retribuzioni reali sotto pressione e un mercato del lavoro che cresce anche per effetto della maggiore permanenza degli occupati nelle fasce di età più avanzate. "La demografia è un indicatore economico importante", ha spiegato, "perché misura la dimensione del mercato interno e delle potenziali forze di lavoro".
Secondo l’analisi del CRENoS, la Sardegna deve misurarsi con una doppia esigenza: trattenere chi vive nell’isola e creare condizioni concrete per il rientro di chi è andato via. Nieddu ha richiamato i risultati dell’approfondimento dedicato all’attrattività, da cui emerge l’esistenza di una domanda latente di ritorno verso la Sardegna, ma condizionata da lavoro, salari, collegamenti, servizi sanitari, politiche per la famiglia e qualità della vita. "Esiste uno spazio per disegnare politiche efficaci", ha osservato, "in grado di modificare le decisioni delle persone e di spostare la bilancia a favore della Sardegna". Tra le criticità evidenziate anche il tema dell’accessibilità abitativa, collegato alla crescita degli alloggi turistici e all’aumento dei costi di locazione in diverse aree dell’isola.
Giovanni Giuseppe Ortolani, direttore della Sede di Cagliari della Banca d’Italia, ha presentato il quadro macroeconomico regionale, sottolineando la necessità di andare oltre i dati generali per leggere le specificità dei territori. "Non basta guardare i dati macro", ha affermato, "bisogna scavare nella realtà e comprendere le caratteristiche effettive dei territori". Ortolani ha richiamato la crescita stimata dell’economia sarda nel 2025, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, incertezza e dinamiche differenziate tra settori. Positivo l’andamento del turismo, mentre l’industria mostra segnali di debolezza e le esportazioni restano un’area di possibile miglioramento. "La Sardegna deve aprirsi di più ai mercati", ha aggiunto, "facendo leva sulle proprie eccellenze e sulle diverse modalità di accesso ai mercati nazionali e internazionali".
Ortolani ha inoltre richiamato il tema dell’insularità, non come condanna ma come condizione da affrontare con politiche adeguate. L’accessibilità, in particolare, è stata indicata come fattore essenziale per lo sviluppo: "Le persone devono avere facilità di arrivare in Sardegna e di partire dalla Sardegna. È un presupposto per ogni opportunità di crescita". In questa prospettiva, trasporti, connessioni e servizi rappresentano condizioni decisive per rendere l’isola più attrattiva per persone, imprese e investimenti.
Andrea Sechi, della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale della Sede di Cagliari della Banca d’Italia, ha approfondito l’andamento delle imprese, del lavoro e delle famiglie. Sul sistema produttivo ha evidenziato una dinamica ancora prudente, con difficoltà nell’industria, un contributo positivo delle costruzioni legato agli investimenti pubblici e al PNRR, e una tenuta dei servizi sostenuta anche dalla spesa turistica. La struttura imprenditoriale regionale resta caratterizzata da una forte presenza di imprese di piccola dimensione, pur con alcune realtà in espansione nei servizi alle imprese, nelle costruzioni, nella sanità e nelle attività culturali, sportive e di intrattenimento.
Sechi ha, poi, richiamato le principali criticità demografiche e sociali. Il calo della popolazione e la riduzione della quota in età lavorativa rappresentano fattori destinati a incidere sulla sostenibilità del sistema economico e sociale regionale. Sul fronte delle famiglie, è stata evidenziata una maggiore attenzione alla liquidità e al risparmio, mentre il mercato immobiliare mostra segnali di pressione nelle aree più interessate dalla diffusione degli alloggi turistici. Il quadro complessivo, emerso dalle relazioni, conferma una Sardegna con elementi di crescita e capacità di resilienza, ma ancora segnata da fragilità strutturali che richiedono politiche integrate, continuità di analisi e interventi orientati al medio e lungo periodo.




